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Report Getting Skills Right, l’OECD parla chiaro: nel 2018, l’Italia deve puntare sulle giuste Skill

Con l’OECD – acronimo di Organisation for Economic Co-operation and Development – non si scherza. Né ciò che dice può essere preso alla leggera. Così, il recente report prodotto dall’organismo che studia in che modo permettere alle persone di prosperare dal punto di vista socio-economico, ha destato subito il nostro interesse. Si tratta di “Getting Skills Right” che, nella versione dedicata al nostro Paese, fotografa quanto di buono / cattivo è stato fatto per farci trovare pronti alle sfide occupazionali e di competenze del futuro. Ti viene già l’ansia, da queste prime righe? Dillo a noi 😉

D’altronde, si tratta di un tema strategico per la competitività del Sistema Paese:

“Sviluppare le giuste skill e sfruttarle efficacemente nel mercato del lavoro può giocare un ruolo rilevante nel rilanciare il tasso di produttività stagnante in Italia, verso un mercato del lavoro più inclusivo.”

Di cosa parta il Report OECD “Getting Skills Right”?

Il Report OECD Getting Skills Right tratta di tante cose, strettamente connesse tra loro. Sistema educativo (La Buona Scuola), progetti fatti dal Governo per intervenire direttamente nel mercato del lavoro (Jobs Act), progressi / regressi in tema di Industria 4.0.

Lo svelo subito: in Italia, in fatto di lavoro e competenze, c’è tanto da fare – ma tanto è stato anche fatto. Altri highlights:

  • Il 6% di lavoratori italiani sono sotto-skillati, mentre il 18% sono troppo qualificati rispetto al lavoro che svolgono.
  • La Buona Scuola, Jobs Act e Industria 4.0 hanno permesso di alleviare la differenza tra domanda e offerta di lavoro e skill.
  • La forbice tra domanda e offerta di skill digitali (e in generale delle cosiddette high-level skill) rimane alta e confinata alle organizzazioni di grandi dimensioni.
  • Le skill tecniche, tecnologiche, matematiche, ingegneristiche sono le più ricercate. A tale necessità, non sempre corrisponde un contesto di lavoratori con competenze allineate.
  • La formazione continua è uno strumento essenziale per supportare i lavoratori ad essere continuamente “sul pezzo”.

Esploriamo insieme e più in profondità alcuni dei temi più caldi.

Una overview sulle competenze professionali

Inizio con un tema che, insieme a tutto il Team FrancoAngeli coinvolto nella Collana Professioni Digitali, sta molto a cuore: ovvero, quello delle competenze / skill necessarie per lavorare bene e fare rimanere competitivo il Sistema Paese. Le figure 1, 2, 3 mostrano il nostro posizionamento comparato con altri Stati Europei (e non solo) in funzione di alcune competenze chiave in termini di shortage. Ovvero, esistono eventuali asimmetrie tra domanda e offerta di specifiche (hard / soft) skill?

Figura 1

Figura 2

Figura 3

Il Report parla chiaro come messaggio principale: non siamo messi male, anzi.

Al di là delle skill basilari come quelle verbali, di comprensione linguistica e di scrittura – che solo l’esercizio può colmare – dobbiamo concentrare l’attenzione su competenze prettamente quantitative come quelle matematiche, elettroniche, tecnologiche, ingegneristiche. Guarda caso, proprio quelle alla base dell’Industria 4.0, ad oggi obiettivo prioritario e strategico del Governo.

Industria 4.0. A che punto siamo? Come affrontarla al meglio?

Data Scientist, Maker, Digital Entrepreneur, Growth Hacker: mi permetto di dire che in FrancoAngeli ci siamo mossi in anticipo su alcune tematiche in grande esplosione in termini di domanda di competenze utili allo sviluppo dell’Industria 4.0 anche in Italia.

Industria 4.0, Target Strategici 2017 – 2020

“Per Industria 4.0 si intende la recente fase di digitalizzazione dell’industria manifatturiera, guidata dall’incremento del volume di dati a disposizione, l’incremento della potenza computazionale e la pervasività della connettività, l’emergere di competenze legate agli analytics e alla business intelligence, nuove forme di interazione uomo-macchina (come la realtà aumentata) e la maggiore facilità di trasferimento di input digitali nel contesto reale – per esempio, attraverso stampanti 3D e robotica.”

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Il Report OECD sottolinea una strada segnata ma ancora da compiersi per l’Italia, quando si parla di Industria 4.0. Esiste un problema di bassa produttività, soprattutto per quanto riguarda le PMI. Le stesse PMI, inoltre, soffrono di mancanza di diversificazione di prodotto (nel 2013, l’85% c.a produceva 1 solo prodotto) e di innovazione. Diversificare forza a tornare continuamente sul mercato del lavoro per ricercare nuove competenze avanzate (skill-intensive) capaci di brillare anche a livello internazionale, nonché a radicare un DNA votato all’innovazione.

L’Industria 4.0 diventa così la risposta a tali criticità, grazie alla sua capacità di connettere l’impresa e le imprese tra loro, iniettare nuove competenze digitali di alto profilo e accelerare l’innovatività organizzativa.

Come aprirsi a tale paradigma?

Semplice ma vero, tutto passa dalla conoscenza delle tecnologie. Conoscere per utilizzarle, conoscerle per parlarne, conoscerle per aggiornarsi. Conoscerle, perché non si può più non conoscerle. Per tale ragione, il MISE ha avviato un programma di awareness che coinvolge i dipendenti di tutte le aziende – in particolare le PMI – al fine di renderli consapevoli degli enormi benefici dell’ICT applicata alla manifattura.

Rimane importante non dimenticare le soft skill: leadership, flessibilità, attenzione al dettaglio, persistenza sono solo alcune delle competenze non tecniche né specialistiche da coltivare per abbracciare in toto il paradigma 4.0.

  • Il learning to learn diventerà una capacità fondamentale, le persone si trasformeranno in generatori e moltiplicatori di orizzonti professionali. A proposito, se ti interessa leggere un contributo personale su cosa deve fare a mio avviso l’Innovatore oggi per rimanere tale, ti consiglio il mio LinkedIn Pulse intitolato “Dall’Output all’Input: il Dilemma dell’Innovatore, oggi. #ProfessioniDigitali”.
  • Il lifelong learning dovrà diventare il nuovo mantra: non esiste più il tempo per studiare e dopo quello (ben più lungo) per lavorare.

“You don’t know, what you don’t know.”

Insomma, c’è ancora tanto da fare. Ma soprattutto, c’è un mindset diffuso e ben sedimentato da superare: quello di decidere di sapere e saper fare qualcosa a 25 anni, per rimanere poi inflessibili e stabili per tutta la restante vita lavorativa. Tematiche come l’Industria 4.0 spingono a pensare continuamente in input, a percepirci come portafogli di competenze da arricchire (o fare “seccare”) nel tempo, in funzione delle opportunità fluide.

Accetti la sfida? Ti senti pronto/a?

Noi, . #ProfessioniDigitali

Alberto Maestri
L'Autore
Alberto Maestri Direttore della collana Professioni digitali. Laureato in Marketing e Strategia a Reggio Emilia e diplomato in Digital Marketing all'IDM di Londra, ha studiato e lavorato anche a Parigi. È stato uno dei 25 partecipanti worldwide al Weave The Future Project, organizzato dal Gruppo Marzotto, e ha fatto parte del team organizzativo del TEDx Reggio Emilia. Responsabile della sezione Tech di Ninja Marketing, lavora oggi come Senior Consultant in OpenKnowledge su progetti di customer engagement e innovazione. Docente per università e scuole di formazione innovativa, negli ultimi anni ha scritto centinaia di articoli cartacei (Harvard Business Review, L'Impresa, MarkUp) e online sul tema del social business e del digital marketing. Ha pubblicato come co-autore i manuali "Giochi da Prendere sul Serio" (FrancoAngeli, 2015), "Content Evolution" (FrancoAngeli, 2015), “Digital Content Marketing” (Anteprima Edizioni, ripubblicato nel 2015 da Il Sole 24 Ore) e un ebook, “Content Reloaded” (40k Unofficial, diffuso anche come contenuto digitale durante l’Internet Festival 2013). hello.albertomaestri[at]gmail.com - Twitter: @albertomaestri - I suoi articoli su questo blog