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I Maker che le aziende NON vogliono

Maker: una proposta (a prima vista) poco avvincente

Qualche mese fa mi hanno chiamato da FrancoAngeli per chiedermi di scrivere un libro sui maker, o meglio sulla professione di maker. Non nascondo che il mio primo pensiero sia stato quello di rifiutare. 

Non mi sentivo pienamente parte del movimento e, diciamola tutta, partivo molto prevenuto.

Ho frequentato a lungo il mondo delle aziende, ho accompagnato percorsi di business sia nell’ambito produttivo che in quello della new economy, tra i produttori e gli sviluppatori di servizi. Solo recentemente ho incontrato il fenomeno maker, ne ho frequentato ambienti e manifestazioni, ho letto molto e molto mi sono confrontato con chi, dentro e fuori il fenomeno, cercava di capirne i contorni e le prospettive. La sensazione era quella di un diffuso scetticismo nel mondo industriale verso tutto ciò che riguarda il mondo maker. Il termine stesso, ancorato a un immaginario californiano così lontano dai distretti produttivi italiani. E poi la retorica, il modo di presentare un futuro con connotazioni quasi messianiche.

Un libro come un viaggio di esplorazione

Dopo la prima esitazione mi è però venuta un’idea. Forse la mia condizione, il mio punto di vista, sarebbe potuto essere un vantaggio. Ho pensato che avrei potuto esaminare il fenomeno in modo scientifico. Studiandolo da dentro e indagandolo da fuori. Ho così cominciato a viaggiare e a incontrare persone con cui confrontarmi. I maker dei Fab Lab e della Maker Faire all’inizio, ma subito dopo le risorse degli uffici tecnici aziendali, i manager della produzione, gli esperti di business, finanza e digitale. E poi gli imprenditori del mondo manifatturiero. Ne è nato un discorso corale pieno di casi reali, di valutazioni dal campo.

Una prospettiva affascinante, con un ma…

Alla fine il giudizio non è cambiato e tante critiche che valutavano il fenomeno sono rimaste, ma allo stesso tempo è nato un ruolo ideale cui il maker oggi dovrebbe ambire. Ci sono le condizioni per trasformare la propria passione in qualcosa che le aziende potranno integrare. L’alternativa è esaurirsi e scomparire allo spegnimento dei riflettori mediatici che per non molto tempo ancora rimarranno puntati sui giovani eroi della quarta rivoluzione industriale. Questo sarebbe grave per i suoi protagonisti, ma anche per le aziende che avrebbero perso un’occasione per cogliere quello che di buono e innovativo gli attuali maker possono portare. E di nuovi modi di pensare le aziende italiane hanno davvero bisogno.

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Stefano Schiavo
L'Autore
Stefano Schiavo. Autore di #Maker. Cosa cercano le aziende dagli artigiani digitali. Ha maturato nel tempo una forte esperienza come manager di importanti aziende nell’ambito manifatturiero e design ed è oggi protagonista di progetti che spaziano dal mondo maker a quello dell’innovazione nei business model di aziende e startup. Twitter: @stefanoschiavo