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Nel Futuro ci saranno un sacco di nuove Professioni. Ma non sarai capace di svolgerle

Prima premessa (più banale): in questo articolo si parla di futuro, e come tutto ciò che si ipotizza senza averne la certezza, ci si può anche sbagliare. Se accadrà, non incolparmi 🙂

Seconda premessa (meno banale): in questo articolo si parla di futuro del lavoro e delle professioni, tema – come collana Professioni Digitali e come professionisti sul campo –  su cui non si scherza. Per questo, mi avvalgo dell’aiuto delle ricerche di LinkedIn e McKinsey nella trattazione di ciò che leggerai.

Tutto comincia da un LinkedIn Pulse…

questo, scritto da Caroline Fairchild (Managing News Editor, LinkedIn), che – oltre ad avere lo stesso titolo del mio pezzo (chiedo scusa per il prestito!) – commenta una interessante ricerca intitolata “Jobs Lost, Jobs Gained” effettuata e resa disponibile in dicembre 2017 dal Global Institute di McKinsey, società di consulenza globale impegnata quotidianamente nel comprendere i cambiamenti della società in cui viviamo e agiamo.

Come qualsiasi report che tratta oggi di presente e futuro del lavoro, anche in questo caso l’incipit è dedicato all’automazione e al rapporto tra questa e gli esseri umani. L’immagine riportata sotto riassume alcuni punti chiave: sul resto, ti lascio volentieri la lettura del report, e passo oltre. Non prima di darti due belle notizie!

  • L’automazione non fermerà la domanda crescente di persone, in funzione del progresso delle economie mondiali.
  • I cicli economici mostrano chiaramente come la tecnologia abbia un impatto negativo solo nel breve termine, per poi portare frutti positivi. Per esempio, dalla loro diffusione nel 1980 i pc hanno abilitato la creazione di 15,8 milioni di lavori netti, rappresentando oggi il 10% del totale delle occupazioni.

Good news 🙂 

Un fatto, comunque, sembra certo: nel futuro prossimo, tanti di noi dovranno reinventarsi.

Entro i prossimi 15 anni, quasi il 15% della forza lavoro globale potrà avere necessità di cambiare lavoro. Entro il 2030, 75-375 milioni di lavoratori cambierà la propria occupazione, mentre altri 400-800 milioni potrebbero essere minacciati dall’automazione e costretti a cambiare radicalmente lavoro.”

Una bella sfida, vero?

Future of Work: 6 opportunità per non farsi trovare impreparati

Spero di avere trasmesso un messaggio importante: dobbiamo adattare le nostre skill per un futuro incerto. Non solo incerto, ma anche accelerato: questa è una delle principali differenze dell’impatto della tecnologia rispetto a quello di altre variabili tipiche delle altre rivoluzioni storiche, le quali avevano comunque avevano avuto effetti più spalmati nel tempi.

Quello che allora preme, per non restare impreparati, è comprendere quali trend potranno aprire (o comunque modificare) la domanda di lavoro attuale. Per elencarli, oltre al report mi avvalgo di un interessante articolo pubblicato da Fast Company, legato alla mappatura dei lavori del 2025:

  • Technology e Computational thinking: se la tecnologia ci sfida… prendiamola al balzo 🙂 Nei prossimi 15 anni la spesa in tecnologie aumenterà del 50%. L’abilità di processare grandi moli di informazioni (data management / data science), il growth hacking, l’approccio maker e quello dell’imprenditore del digitale: tutte professioni digitali in crescita verticale.
  • Caregiving: tecnologia, aumento delle condizioni di vita e del reddito portano a uno scenario ideale e florido legato alla salute. Pensa ai benefici che AR e VR possono portare alla nostra wellness!
  • Sharing economy: oggi, l’economia della condivisione ha creato una serie di “lavoretti” non (o poco) pagati. Hai detto Gig Economy? Con la giusta formazione e il supporto delle istituzioni, anche questi possono però diventare un terreno occupazionale fertile abilitato dalle piattaforme digitali. A proposito, si parla di “marketization of unpaid work”.
  • Social Intelligence: in realtà, in molti iniziano a parlare di un rapporto collaborativo tra robot e uomo. Già, ma come trasformarlo in realtà? L’IoT Designer è una figura professionale che nasce (anche) per questo.
  • New Media Literacy: prima di fare collaborare persone e robot, serve che le prime comprendano a pieno il potenziale delle nuove tecnologie e dell’industria 4.0. Per esempio, sai come utilizzare al meglio i media digitali per sviluppare il tuo personal storytelling, o per essere selezionato dai social recruiter?
  • Lifelong learning: è finita l’era del “prima imparo, poi faccio”. E meno male! Servono continuamente nuove competenze abili a re-inventarci. D’altronde, a ben pensarci, la nostra collana Professioni Digitali è qui per questo 😀

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La risposta? Punta su (e comunica) le soft skill

Come suggerisco in un recente post pubblicato su Linkedin intitolato “Dall’Output all’Input: il Dilemma dell’Innovatore, oggi. #ProfessioniDigitali”, per vincere questa nuova rivoluzione occorre passare dall’output all’intput, e concentrarsi sulle soft skill (meno suscettibili all’avvento di rottura della tecnologia e dell’automazione).

Da un’analisi di quanto pubblicato dai membri sui propri profili professionali alla voce “competenze”, è stata notata una cosa interessante: che in molti si sono già resi conto di dovere iniziare a lavorare su queste soft skill… e a comunicarle in modo opportuno!

Soft skill e trend di un futuro che ormai è qui: qualche consiglio finale? Cerca sempre posti di lavoro che puntano a consolidare le tue competenze digitali e analitiche, che stanno riconfigurando l’assetto organizzativo per abbracciare la digital disruption, che stanno attivando una strategia di talent management e workforce transition. In bocca al lupo!

#ProfessioniDigitali

Alberto Maestri
L'Autore
Alberto Maestri Direttore della collana Professioni digitali. Laureato in Marketing e Strategia a Reggio Emilia e diplomato in Digital Marketing all'IDM di Londra, ha studiato e lavorato anche a Parigi. È stato uno dei 25 partecipanti worldwide al Weave The Future Project, organizzato dal Gruppo Marzotto, e ha fatto parte del team organizzativo del TEDx Reggio Emilia. Responsabile della sezione Tech di Ninja Marketing, lavora oggi come Senior Consultant in OpenKnowledge su progetti di customer engagement e innovazione. Docente per università e scuole di formazione innovativa, negli ultimi anni ha scritto centinaia di articoli cartacei (Harvard Business Review, L'Impresa, MarkUp) e online sul tema del social business e del digital marketing. Ha pubblicato come co-autore i manuali "Giochi da Prendere sul Serio" (FrancoAngeli, 2015), "Content Evolution" (FrancoAngeli, 2015), “Digital Content Marketing” (Anteprima Edizioni, ripubblicato nel 2015 da Il Sole 24 Ore) e un ebook, “Content Reloaded” (40k Unofficial, diffuso anche come contenuto digitale durante l’Internet Festival 2013). hello.albertomaestri[at]gmail.com - Twitter: @albertomaestri - I suoi articoli su questo blog