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La Freelance Economy è alle porte. E tu, lavori per vivere o vivi per lavorare?

Lo ammetto: sono sempre stato abituato ad avere paura della partita IVA. E a vedere come martiri le persone che hanno scelto la strada del freelancing. Una visione vecchia e “da vecchio”, lo so (e mi vergogno), ma è stato ed è tuttora più forte di me.

Capirai quindi il mio sgomento iniziale quando, poche settimane fa, mi sono approcciato ad alcune statistiche rilevanti internazionali. Per semplicità, ne riporto alcune sotto riprese da una ricerca congiunta di Upwork e Freelancers Union “Freelancing in America 2017” e dal Report 2016 – 2017 di EFIP “Future Working: The Rise Of European’s Independent Professionals”:

  • Oggi, negli Stati Uniti il 34% della forza lavoro è caratterizzata da freelancer; in Italia il dato è del 21%.
  • In tutta Europa, i freelancer sono la categoria di lavoratori a maggior tasso di crescita, +45% dal 2013.
  • Entro il 2027 (ovvero, in meno di 10 anni), i freelancer supereranno i lavoratori dipendenti negli Stati Uniti.
  • La maggior parte dei freelancer lo fa per scelta.

 

“La maggior parte dei freelancer lo fa per scelta”

Questo ultimo punto mi ha affascinato e incuriosito. Ho avuto anche la fortuna di intervenire al Panel “Generazione Freelance” di Nobìlita, il primo Festival della cultura del lavoro (ottimamente) organizzato da SenzaFiltro e Fior di Risorse, di cui FrancoAngeli era supporter e che mi ha permesso di raccogliere ulteriori suggestioni.

Il freelancer – un professionista molto diverso per obiettivi e attività dall’imprenditore (digitale) – conta su sé stesso, sulle proprie idee e sul proprio network (e sugli effetti esponenziali che un lavoro ben fatto può portare, in termini di passaparola virtuoso tra contatti di primo, secondo e terzo livello). Preferisce lavorare sulla qualità, invece della quantità. Sul valore aggiunto, rispetto al prezzo. Riprendendo le parole dell’Innovation Designer Giorgio di Tullio, intervenuto al mio stesso Panel di Nobìlita, il freelancer è un sognatore. E come tale fa un sacco di progetti, più che di sogni.

In altre parole, i freelancer mettono in discussione un mantra i cui confini sembrano essersi persi nella retorica dell’iper-lavoro e dell’always on: si lavora per vivere, o si vive per lavorare? La prima, teniamolo sempre in mente. La possibilità di scegliere dove, come e con chi lavorare è diventato un nuovo lusso, che permette di vivere meglio e di ragionare sul vero senso della vita e delle cose.

Secondo diversi articoli sparsi in rete (uno scritto molto bene è “Will the freelance economy disrupt workplace realities as we know them?”), i freelancer rappresenterebbero addirittura l’archetipo del lavoratore di nuovo millennio perché più preparati al futuro, dove la grande maggioranza dei lavori da svolgere ad oggi è inesistente. La loro resilienza e flessibilità li renderebbe più adeguati a scenari professionali così incerti e complessi.

 

Freelancing: 3 risorse utili per partire

In effetti, poi, basta (relativamente) poco a un freelancer per lavorare. Un portafoglio clienti iniziale da curare e arricchire nel tempo, un bel posto dove potere lavorare e vivere in funzione di ciò che si desidera e del profilo personale, una buona connessione.

Per quanto riguarda il parco clienti, LinkedIn rimane il social network principe per connettersi e generare valore professionale. Una piattaforma di social networking che adoro! In crescita, che rispetta i propri utenti e permette loro di lavorare al meglio. Grazie a LinkedIn Pulse, poi, si ha la possibilità di posizionarsi come leader di pensiero trasformando le idee in opportunità di business. Esistono poi marketplace digitali più e meno specifici, dove domanda e offerta di lavoro si incontrano: UpWork è uno di questi, probabilmente il più conosciuto. Un articolo di JobMob ne elenca più di 85! Il resto, lo farà la tua bravura e la tua capacità di sviluppare un forte brand professionale. Magari, con un pizzico di Personal Storytelling?

Relativamente al posto dove potere lavorare, il remote working offre ampia possibilità di scelta per tutti i gusti. Qualche settimana fa, durante l’evento #Road2AI organizzato da SAS, ho avuto il piacere di vedere e ascoltare la presentazione di Federico Pozzi (Senior Solutions Expert – Analytics) a proposito di Paradise Found, un configuratore nato dall’analisi di una mole gigantesca di dati strutturati e non strutturati che permette, orchestrando 8 dimensioni (risultate essere le più significative per la maggior parte delle persone), di… trovare il proprio paradiso in terra.

Il risultato? I Big Data dicono che il migliore posto al mondo sotto tutti i punti di vista dove abitare e lavorare è West Perth. Se questa meta australiana non ti torna, modera le 8 dimensioni e scegli dove andare a stare 🙂

Infine, ma non per ordine di importanza, la connessione. Croce e delizia di ogni freelancer, nonché vero motore del lavoro digitale! Non a caso, la maggioranza dei lavori individuali sono legati alla tecnologia, al design, al multimedia, alla scrittura, al mobile, al marketing, alla finanza. Servizi come Wi-Fi Space, una mappa gratuita di wifi con relative password annotate direttamente dagli utilizzatori in modalità crowd, sono davvero favolosi. Guarda solo a Milano quanti consigli trovi, per lavorare al meglio e a tutta velocità.

 

Ah…

… a proposito di partita IVA. Spero di averti dato qualche informazione aggiuntiva e averti chiarito le idee con l’aiuto di statistiche, suggestioni, strumenti validi, letture e soluzioni.

Se sei ancora indecisa/o sul da farsi o se stai scegliendo proprio in queste ore, ho trovato di grande ispirazione l’articolo scritto sul tema da Stefania Zolotti su LinkedIn. Leggere, per credere.

Che poi io mica ce l’ho, la partita IVA. E mi ritengo molto fortunato a lavorare dove e come lavoro.

In bocca al lupo, sappimi dire.

Alberto Maestri
L'Autore
Alberto Maestri Direttore della collana Professioni digitali. Laureato in Marketing e Strategia a Reggio Emilia e diplomato in Digital Marketing all'IDM di Londra, ha studiato e lavorato anche a Parigi. È stato uno dei 25 partecipanti worldwide al Weave The Future Project, organizzato dal Gruppo Marzotto, e ha fatto parte del team organizzativo del TEDx Reggio Emilia. Responsabile della sezione Tech di Ninja Marketing, lavora oggi come Senior Consultant in OpenKnowledge su progetti di customer engagement e innovazione. Docente per università e scuole di formazione innovativa, negli ultimi anni ha scritto centinaia di articoli cartacei (Harvard Business Review, L'Impresa, MarkUp) e online sul tema del social business e del digital marketing. Ha pubblicato come co-autore i manuali "Giochi da Prendere sul Serio" (FrancoAngeli, 2015), "Content Evolution" (FrancoAngeli, 2015), “Digital Content Marketing” (Anteprima Edizioni, ripubblicato nel 2015 da Il Sole 24 Ore) e un ebook, “Content Reloaded” (40k Unofficial, diffuso anche come contenuto digitale durante l’Internet Festival 2013). hello.albertomaestri[at]gmail.com - Twitter: @albertomaestri - I suoi articoli su questo blog