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Emoji Translator, Chatbot Coach e Robot Psychologist: saranno queste le Professioni del Futuro?

Quali saranno le professioni di domani, in questo clima di grande incertezza e forte impatto delle tecnologie di rottura?

Questo si domandano da tempo istituzioni, organizzazioni nazionali e internazionali, analisti, funzioni HR di aziende di ogni dimensione. 

Una domanda non banale, perché alla base sta una svolta dell’intera società e del funzionamento del sistema economico. Porsela, e soprattutto cercare di rispondervi, diventa quindi non solo lecito ma necessario.

Le statistiche del World Economic Forum parlano chiaro: per via dell’AI, delle nanotecnologie, della robotica, verranno persi 5 milioni di posti di lavoro prima del 2020, mentre 2,1 milioni saranno le opportunità create nello stesso momento.

Il rischio da evitare è quello di comparare “mele con pere”: ovvero, non è possibile semplicemente compiere la sottrazione 5 – 2.1 = 2.9 (il numero di posti persi da una prospettiva meramente quantitativa) e iniziare la caccia alla strega (in questo caso rappresentata dal paradigma della Industry 4.0); piuttosto, è necessario essere consapevoli che si tratterà di lavori totalmente nuovi. Quasi certamente a maggiore valore aggiunto. Quasi certamente capaci di avere un impatto più deciso sulla società e l’economia. E così via.

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Una provocazione verosimile?

Già, si tratta proprio di questo: sto parlando della lista creata da Brian Solis sul tema delle professioni del futuro presentata nell’immagine di copertina. Professioni folli, vero? A prima vista sì, in realtà non del tutto. Porto 3 esempi.

  • Diversi studi provano come quello composto da emoji sia il primo linguaggio potenzialmente universale, ovvero conosciuto e comprensibile da tutti. Nel numero cartaceo di Ferragosto, The Daily Telegraph ha proposto un articolo che sollevava indirettamente il bisogno imminente di un Emoji Translator, perché dedicato a spiegare alcune emoji più ermetiche e meno utilizzate.
  • L’Ephemeral Historian è il mio preferito: stai ridendo? Pensa all’impatto devastante che le social stories – da Facebook a Instagram, passando da Snapchat – stanno avendo nella mente delle persone e sul concetto di storia. In effetti, le social stories non sono storie: sono frammenti visual o testuali incollati insieme a formare un contenuto più “complesso” (…). Ma non esiste quasi mai una impalcatura narrativa sotto, né una benché minima applicazione dei principi dello Storytelling. Inoltre, si tratta di storie a durata limitata: dopo poco non esistono più, e se non si è stati bravi nello screenshot viene il dubbio che non siano mai esistite. Immagina cosa significherà studiare e insegnare storia tra 10 anni. Un bel delirio, vero?
  • Si parla molto oggi di trainizzare le intelligenze artificiali. I più critici incolpano i grandi colossi come Facebook e Google di chiedere direttamente ai propri utenti (noi!) di farlo gratis: pensa quando perdi le password e ti viene chiesto di identificare tutte le immagini con dei fiori. Secondo te, stai semplicemente superando una prova qualsiasi? 😉 Il termine training mi ha sempre rimandato a un clima agonistico prettamente umano, fatto di campi di gioco e duro allenamento. Nel momento in cui le AI acquisiscono sempre maggiore intelligenza, non mi stupirebbe la necessità di avere psicologi a supporto. Robot Psychologist, appunto.


Dal futuro prossimo, al presente orientato al futuro

La lista di Brian Solis è naturalmente un contenuto che ad oggi serve solo a divertire, stimolando qualche primo pensiero. Siamo infatti ancora lontani da un futuro in cui certe professioni saranno così necessarie da incontrare un mercato disposte a pagarle per i servizi.

Ma in un futuro prossimo, chi può dirlo?

In FrancoAngeli desideriamo rimanere ben saldi al presente denso di speranze e di orizzonti: la collana Professioni Digitali è nata per questo 🙂 Digital Entrepreneur, Maker, Social Recruiter, Data Scientist sono stati i primi volumi pubblicati. Con un occhio di riguardo anche alle soft skills fondamentali, come la capacità di raccontarsi in rete attraverso il Personal Storytelling.

Ne usciranno altri 2 tra poche settimane, 5 se consideriamo il 31 dicembre 2017 come deadline. Ce ne sarà per tutti i gusti e gli obiettivi professionali: starà a te scegliere quelli più attinenti, e consigliare gli altri ai tuoi contatti in base alle affinità. Se invece hai qualche bella idea per la testa (un titolo, un progetto legato al Future of Work), sentiamoci: hello.albertomaestri[at]gmail.com. Infine, se hai voglia di provare a ipotizzare qualche lavoro in linea con quelli proposti da Brian Solis nella sua checklist, sei il benvenuto con un commento nel thread LinkedIn. Daniela propone Data Smart-Homes’ Cleaner 😀

Buona lettura e in bocca al lupo per la tua carriera! #ProfessioniDigitali

 

Alberto Maestri
L'Autore
Alberto Maestri Direttore della collana Professioni digitali. Laureato in Marketing e Strategia a Reggio Emilia e diplomato in Digital Marketing all'IDM di Londra, ha studiato e lavorato anche a Parigi. È stato uno dei 25 partecipanti worldwide al Weave The Future Project, organizzato dal Gruppo Marzotto, e ha fatto parte del team organizzativo del TEDx Reggio Emilia. Responsabile della sezione Tech di Ninja Marketing, lavora oggi come Senior Consultant in OpenKnowledge su progetti di customer engagement e innovazione. Docente per università e scuole di formazione innovativa, negli ultimi anni ha scritto centinaia di articoli cartacei (Harvard Business Review, L'Impresa, MarkUp) e online sul tema del social business e del digital marketing. Ha pubblicato come co-autore i manuali "Giochi da Prendere sul Serio" (FrancoAngeli, 2015), "Content Evolution" (FrancoAngeli, 2015), “Digital Content Marketing” (Anteprima Edizioni, ripubblicato nel 2015 da Il Sole 24 Ore) e un ebook, “Content Reloaded” (40k Unofficial, diffuso anche come contenuto digitale durante l’Internet Festival 2013). hello.albertomaestri[at]gmail.com - Twitter: @albertomaestri - I suoi articoli su questo blog