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La cultura digitale nei processi produttivi

Maker e cultura digitale

Scrivendo il libro “Maker. Cosa Cercano le Aziende dagli Artigiani Digitali” mi sono trovato a studiare un’analogia profonda che scorgevo nell’evoluzione di altre figure professionali, quelle descritte dalla collana delle Professioni Digitali di FrancoAngeli.

Siamo oramai abituati al social media manager o all’esperto di SEO e adv, ma fino a solo pochi anni fa questi ruoli non esistevano e nessuno ne sentiva l’esigenza. La storia ci racconta come l’emergere di tecnologie di comunicazione più aperte e distribuite abbia rotto molti equilibri. Interi settori (informazione, turismo, retail solo per citarne alcuni) hanno visto sgretolarsi le basi su cui si fondavano i rapporti di business. In particolare gli intermediari si sono trovati spiazzati dall’emergere del rapporto diretto tra i soggetti della filiera.

Nuove relazioni tra le persone

Nuove figure professionali sono nate a causa di questa rivoluzione e quasi tutte si ponevano a governo dei nuovi tipi di interazione.

L’evocata gestione dei social media necessitava di qualcuno in grado di capire le regole per ingaggiare i follower, di muoversi tra campagne di adv e content management. Più che una disintermediazione in molti casi si è passati da un tipo di intermediazione individuale a una più sociale.

I bit hanno modificato le relazioni tra le persone, ma non hanno cancellato l’esigenza di intercettarle e gestirle.

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Trasparenza e partecipazione

Il cambiamento non è stato solo di natura tecnica.

Il web ha determinato una nuova cultura della relazione. La produzione distribuita di contenuti ha determinato un grado di reattività e un’esigenza di trasparenza che hanno sconvolto anche il mondo politico e governativo. Una nuova cultura votata alla condivisione e alla partecipazione si è tradotta anche in un rapporto nuovo nei processi commerciali, in cui dipendenti delle aziende e clienti erano sempre più direttamente a contatto. Alessandro Donadio ci racconta come questo abbia cambiato le risorse umane aprendo la strada a tutto il fenomeno della social enterprise. Non tutto è roseo. Alcuni eccessi hanno reso difficile orientarsi nella mole di dati e informazioni che ogni giorno ci colpisce.

Le bufale mediatiche sono all’ordine del giorno e siamo per molti entrati ufficialmente nell’era della Post-Verità.

Una profezia per i maker?

Tutto quello che ho descritto finora trova delle potenziali analogie in ciò che potrà succedere nel mondo degli atomi.

Ciò che bisogna comprendere bene è che la distribuzione della capacità produttiva, quanto meno di quella di personalizzazione, non avrà solo risvolti tecnologici (i service di stampa 3d, nuovi tipi di elettrodomestici, droni per la consegna dei beni, macchine che si scambiano informazioni e così via). Anche in questi ambiti la cultura stessa sarà toccata. I rapporti tra designer e consumatore cambieranno. Il ruolo delle fabbriche si modificherà. La logistica e la distribuzione muteranno profondamente.

Come i professionisti della digital communication hanno preso un ruolo nuovo e spesso guida nella gestione delle relazioni nella filiera di business, così avverrà anche per i maker che, uscendo dalla lettura diretta della sola evoluzione tecnologica, sapranno farsi interpreti e guide dei cambiamenti nei processi di business permessi dalle nuove tecnologie.

 

Stefano Schiavo
L'Autore
Stefano Schiavo. Autore di #Maker. Cosa cercano le aziende dagli artigiani digitali. Ha maturato nel tempo una forte esperienza come manager di importanti aziende nell’ambito manifatturiero e design ed è oggi protagonista di progetti che spaziano dal mondo maker a quello dell’innovazione nei business model di aziende e startup. Twitter: @stefanoschiavo