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Visual journalism: un progetto su cui lavorare

Ken Schluchtmann - Diephotodesigner.de

Ken Schluchtmann – Diephotodesigner.de

22 gennaio 2024.

Da oggi sarà visibile, su tutti i dispositivi mobili, un nuovo video giornale. Come in un reality le notizie non saranno più scritte e lette dagli speaker, ma interpretate da attori.

Si fa strada una nuova figura giornalistica: l’interprete notiziario. Un intellettuale visivo che riproduce quanto accaduto nel mondo, inscenandolo. Con questa novità in campo giornalistico, per informarsi, si potrà guardare la raffigurazione dei fatti di cronaca.

Con questo ipotetico annuncio desidero introdurre, portandola all’estremo, la disciplina del visual journalism.

Ma partiamo dall’inizio per capire i cambiamenti che questa nuova forma di giornalismo sta producendo. Un visual journalist ha dapprima studiato l’interfaccia attraverso cui si viene a conoscenza di una notizia, ponendo l’accento sulla forza comunicativa delle immagini. Per intenderci: come rendere appetibile un pezzo giornalistico nell’epoca in cui tutti guardano e pochi leggono. In seguito, da tali analisi, il passo verso lo studio dell’informazione divulgata attraverso fotografie, infografiche, disegni e via dicendo è stato breve. Insomma, la disciplina del visual journalism si è fatta strada nella nostra epoca grazie all’uso contemporaneo di più media, come la carta stampata, la televisione, Internet… Ovvero dando corpo a narrazioni multicanale, o crossmediali, per far assumere a ogni notizia forme visive differenti. Tutto questo poiché in epoca post-web chi guarda per informarsi desidera tanto approfondire quanto emozionarsi. Allora un visual journalist studia come far passare un’informazione attraverso forme comunicative immediate, capaci di coinvolgere un lettore, o visual observer, sempre più distratto.


Una nuova tecnica del giornalismo

In questo stato delle cose possiamo quindi considerare il visual journalism come una nuova tecnica giornalistica che si è posta l’obiettivo di progettare un’alternativa valida e spendibile alla sola scrittura di testi. Il suo scopo è di progettare le notizie visivamente, facendo passare tutti i concetti attraverso l’emozione che queste suscitano. Un lavoro difficile, ma che ha una validità intrinseca: riesce a colpire nel segno.

È però importante ricordare che non si tratta di un passaggio negativo, in quanto un buon progetto di giornalismo visivo nasce da un’analisi di quanto accaduto, seguita da una divulgazione mirata ed etica. In fondo non è diverso dal giornalismo tradizionale, dove chi scrive un pezzo prima si documenta e poi traspone il tutto in parole, oppure in video con commento. Ovvero mette in atto un progetto comunicativo attraverso al scrittura.

Proviamo a fare un esempio.

Immaginiamo di vedere sul sito di un portale di informazione l’immagine di un piacente giovane uomo cicciottello con tanto di barba rossastra. Questi indossa un montgomery scozzese sui toni del giallo e una cuffia di lana grigia calata sulla testa rasata. Si trova vicino a una roulotte anni ’50, cromata e splendente, e guarda l’obiettivo con aria di sfida. Sotto una sola parola: RIOT.

Ora, la comunicazione di questa immagine trasmette, al tempo stesso, due concetti: il primo un cambiamento estetico, il gusto va verso gli uomini cicciottelli, e l’altro la rivendicazione di un nuovo stile di vita on the road.

Ora immaginiamo che la stessa notizia la si trovasse in un articolo. Leggeremmo:

Nuovi scenari maschili negli USA. Nell’America contemporanea è in corso una rivolta tutta al maschile. Gli uomini in sovrappeso sono una nuova categoria estetica che ha deciso di cambiare i costumi, mettendosi in movimento sulle strade della nazione alla ricerca di una nuova identità. La loro è una sfida alle convenzioni.

Facciamo un altro balzo e immaginiamo che questa notizia sia data da un video di 30 secondi. Vediamolo scena per scena.

Il giovane cicciottello esce dalla roulotte, si specchia sulla sua carrozzeria cromata e poi si gira verso lo spettatore. Lo guarda con aria di sfida e parte, fregandosene di chi lo sta riprendendo. Poi si incammina in una strada sterrata, alza il cappuccio del montgomery e si volta un’ultima volta per colpire infastidito la telecamera. Su di lui appare la scritta RIOT.

Se torniamo alle basi del visual journalism, quali delle tre ha passato la notizia e fatto emozionare all’istante? L’immagine statica? L’articolo? Il video? Quasi sicuramente l’emozione e l’identificazione con l’immagine e il video vincono sul giornalismo tradizionale. Mentre il testo, senza un’immagine che attirasse i nostri occhi, probabilmente non lo avremmo nemmeno letto. E non solo. Deve essere considerato il fatto che l’immagine statica o il video, pur apparendo dei reportage, potrebbero essere stati costruiti da un fotografo o da un regista, ma ai nostri fini tale fatto non sposterebbe nulla rispetto a quanto viene comunicato.

Ken Schluchtmann – diephotodesigner.de


 
Si pensi ora a come lo stesso principio sia facilmente applicabile anche ai temi della politica, sociali o culturali. L’effetto non cambierebbe. A ben pensarci crea dibattito e fa riflettere di più una donna di colore incinta accasciata sulle spiagge del sud Italia con la scritta ospitalità? che mille parole dedicate ai migranti. E sicuramente quell’immagine non solo emozionerebbe e colpirebbe, ma dichiarerebbe apertamente la posizione del giornalista visivo, in modo diretto e preciso, tanto quanto i suoi testi. In altre parole metterebbe in relazione il suo immaginario con quello di chi sta guardando il suo lavoro.


Un nuovo linguaggio giornalistico

A questo punto quindi possiamo considerare il visual journalism come una lingua capace di trasmettere informazioni in modo semplice, visuale, e con un uso calibrato della parola scritta. Un nuovo approccio alla disciplina giornalistica che chiede di non limitarsi al semplice restyling grafico di un articolo, ma di inoltrasi nel suo progetto visivo, al fine di renderlo immediato ed emozionale, senza ovviamente dimenticare il lato etico di una tale operazione.

Allora il visual journalism è un progetto giornalistico di ripensamento dell’informazione divulgativa. Ovvero non sono solo i font, i tag cloud, i layout accattivanti, i colori, le infografiche a colpire ed emozionare, ma l’insieme visivo in cui vengono presentate le immagini come notizia. Il suo scopo? Riattivare la capacità delle persone nel mettere in relazione informazioni, concetti e teorie attraverso la condivisione degli immaginari stessi.

In definitiva il visual journalism non si limita più a una sola disciplina come nel giornalismo tradizionale, ma richiede un insieme di competenze che riguardano ambiti diversi e complementari, come la sceneggiatura visiva, la visual literacy, il visual design, la webcreativity…

In conclusione possiamo quasi ipotizzare che il primo video giornale che trasforma le notizie in raffigurazioni non sia poi così lontano.

 

Paolo Schianchi
L'Autore
Paolo Schianchi. Autore di #VisualJournalist. L'immagine è la notizia. Riconosciuto fra i principali teorici del Visual Marketing e Visual Design, è Professore di Visual communication e interaction design e Creatività e problem solving presso l'Università IUSVE - Verona e Venezia. Dopo aver diretto alcune testate di architettura e design, ora dirige i contenuti editoriali del portale internazionale Floornature.com. Segue come gallery manager SpazioFMG per l'architettura contemporanea di Milano.