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Startup o lavoro “tradizionale”? 5 motivi per scegliere le prime

Le startup creano posti di lavoro? Le statistiche dicono di sì, è il trend vale anche per il nostro paese. Ma perché chi è in cerca di lavoro dovrebbe scegliere una startup invece di un’azienda tradizionale? Proviamo a ragionarci insieme.

Cosa significa lavorare per una startup?

Chiaramente bisogna considerare i singoli casi, ma generalizzando possiamo dire che lavorare in una startup significa essere abituati a lavorare in maniera rapida, per obiettivi e su cicli di produzione solitamente brevi.
Inoltre – almeno per quanto concerne le startup in ambito digital – significa spesso acquisire e dominare metodologie di lavoro agile, che tra le altre cose implicano pianificazioni elastiche e costanti (re)iterazioni per la realizzazione del prodotto, con rilasci ravvicinati.

5 motivi per decidere di lavorare in una startup

In concreto ci sono almeno cinque ragioni che potrebbero far pendere l’ago della bilancia a favore delle startup:

  1. Fallimento: sembra curioso trovarlo come motivazione in cima alla lista. In realtà è stato anche il primo capitolo che ho voluto fosse parte di Digital Entrepreneur (ed è stato anche uno dei temi discussi su questo blog). Imparare a fallire, infatti – al di là della retorica romantica – significa imparare a sbagliare e scoprire di poter sopravvivere. Un dono fondamentale per chi lavora in una startup.
  2. Resilienza: direttamente legata al punto precedente, merita di essere considerata come una sorta di soft skill di chi lavora con le startup. Imparare a reagire e ripartire è il motore stesso che crea la forma mentis di un Digital Entrepreneur.
  3. Iterazione: per quanto visto da fuori il lavoro in una startup digitale possa apparire come frutto del genio del momento, in realtà è il risultato di un’attentissima pianificazione, volta (anche) ad evitare di bruciare risorse a vuoto.
    Nella terminologia agile una “iterazione” è un intervallo di tempo dato alla fine del quale verrà effettuato un rilascio – ad esempio di una feature – a cui seguirà un feedback e quindi una nuova iterazione. Questo concetto di ciclicità finalizzata al rilascio di prodotti sempre più vicini e modellati sul mercato, questa – in sintesi – grande capacità di adattamento, educano chi lavora in una startup a ragionare a partire dal confronto con la realtà e gli utenti. In altre parole, insegnano il valore della concretezza.
  4. Cicli produttivi rapidi: il tempo è veramente tiranno con le startup. Il concetto di burn rate – cioè di capitale bruciato per infrastrutture e persone – è uno degli indicatori del tempo di sopravvivenza di una startup, soprattutto quando ancora non in grado di sostenersi da sé. Essere in grado mettere in piedi processi che implichino cicli produttivi brevi significa poter iterare rapidamente e arrivare al prodotto necessario al mercato quanto prima.
  5. Apprendimento costante: non c’è da stupirsi che in un contesto così rapido sia necessario essere sempre preparati. Non solo, non sono infrequenti i casi in cui in una startup una singola persona riapra più ruoli.
    Il risultato è un processo di apprendimento costante, che di fatto consente di acquisire capacità e conoscenze altamente spendibili anche fuori dalla startup stessa.

Cosa succede dopo?

Non è detto che dobbiate lavorare per sempre in una startup, potreste anche decidere di tornare verso aziende più grandi e consolidate, consci delle differenze del caso (a partire dalla velocità di pianificazione ed esecuzione), ma cosa avrete imparato?

Indipendente dalla posizione ricoperta all’interno della startup, avrete certamente imparato almeno tre cose:

  • Il vero lavoro in team: lasciate perdere gli slogan. Niente come una startup vi insegna a remare tutti insieme e supportarsi a vicenda, anche sotto forte pressione.
  • L’importanza di avere obiettivi chiari: una startup tende di solito a focalizzarsi su obiettivi ben definiti su cui ciascuno dei suoi componenti lavora con un focus preciso e in base al quale viene valutato. È una capacità che non perderete mai e che potrà fare la differenza anche in contesti più tradizionali.
  • La capacità di ascoltare: l’idea da cui siete partiti potrà anche essere brillante, ma ciò da cui imparerete di più non sarà l’averla sviluppata, quanto piuttosto l’averla saputa adattare alle reali esigenze di mercato e utenti a partire dai feedback di questi ultimi. Acquisirete la capacità di lavorare guidati dai dati in un contesto circolare e non semplicemente lineare.

E voi che esperienze avete? Raccontatecele nei commenti o sui canali social di Franco Angeli!

 

Emanuela Zaccone
L'Autore
Emanuela Zaccone. Autrice di #DigitalEntrepreneur. Principi, pratiche e competenze per la propria startup. Co-founder e Marketing Manager di TOK.tv, il social network per gli appassionati di sport con quartier generale in Silicon Valley. Ha un’esperienza decennale in ambito social media strategy e analysis, oltre che imprenditoriale e di mentorship per diverse startup. Nel 2011 ha conseguito un dottorato di ricerca tra Bologna e Nottingham con una tesi dedicata al social media marketing e al second screen. Docente per aziende e università, scrive di tecnologia, social media e social TV per Digitalic, Wired e Nòva - Il Sole 24 Ore. Twitter: @zatomas