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Una piccola grande rivoluzione chiamata Growth Hacking

Il Growth Hacking è marketing, è il futuro del marketing ed è quello che il marketing avrebbe dovuto essere fin dall’inizio.

Questa è una delle mie citazioni preferite quando si parla di Growth Hacking. L’ha pronunciata Michael Brenner, ex capo marketing di SAP, autore best seller e uno dei maggiori influencer a livello mondiale sul tema del marketing. È una frase forte, soprattutto se ti occupi di marketing, ed è proprio per questo motivo che mi piace così tanto: dice, senza mezzi termini, che c’è una rivoluzione in atto nel mondo del marketing digitale e questa rivoluzione si chiama Growth Hacking.

Nato tra i coworking della Silicon Valley, dove startup con poche risorse erano costrette a fare numeri da capogiro per convincere i loro investitori, il Growth Hacking ha pian piano invaso aziende di ogni tipo. Piccole e grandi. Hi-tech e non. Ha portato all’interno di esse un approccio completamente nuovo al marketing, un approccio esclusivamente data-driven e basato al 100% su esperimenti.

Eh sì, esperimenti.

È una delle parole che leggerai più spesso quando approfondirai il tema. Il Growth Hacker ha un unico obiettivo, rafforzare la crescita di un business, e per raggiungerlo fa qualsiasi cosa. Svolge esperimenti di ogni tipo alla ricerca costante dell’esperimento vincente, il cosiddetto Growth Hack.

Ed è proprio così che startup semisconosciute sono diventate i colossi che conosciamo oggi. Qualche nome? Dropbox, Hotmail, AirBnB, Groupon, Instagram, Pinterest, Snapchat e la lista potrebbe continuare ancora per molto.

In un contesto altamente scarso di risorse (tempo e denaro in primis), come quello delle startup tecnologiche, era necessario un nuovo approccio al marketing. Ed è proprio in questo contesto che, nel 2010, Sean Ellis dà vita al Growth Hacking come lo conosciamo oggi.

Comprendere il Growth Hacking è, a mio avviso, uno step fondamentale per avere un concreto vantaggio competitivo nei confronti dei propri competitor e per lavorare alla crescita del proprio business in maniera metodologica, quasi scientifica, senza lasciare nulla al caso.

Voglio fugare subito qualsiasi dubbio e dirti che il Growth Hacking è adatto a chiunque abbia un business, non necessariamente digitale. È adatto ai founder delle startup, ma anche agli imprenditori tradizionali. È adatto ai marketer, sia freelance che alle agenzie. È adatto a tutti quelli che nella propria azienda si occupano di marketing o di prodotto. È adatto a tutti gli studenti che si affacciano ora al mondo del lavoro e vogliono investire su uno dei trend principali del marketing e del business.

Per capirci: è adatto a chiunque abbia interesse a far crescere un’azienda o un prodotto.

Perché? Perché il Growth Hacking può aiutarti a individuare, in base alla maturità del tuo business o del tuo progetto, su quali metriche concentrarti e, soprattutto, come farle crescere utilizzando un approccio concreto basato esclusivamente sui dati e non più sull’istinto e sull’intuito.

E siccome siamo tutti qua per fare business, concludo come ho iniziato, con una citazione. Questa volta scomodando Sean Ellis in persona che ha definito così questa disciplina:

Il Growth Hacking serve per capire chi sono i tuoi migliori clienti e a trovare un modo per acquisirne di più.

Più chiaro di così si muore!

 

Raffaele Gaito
L'Autore
Raffaele Gaito. Autore di #GrowthHacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business. Imprenditore digitale, Growth hacker, Blogger e Startup Mentor. A 15 anni scrive la sua prima riga di codice, a 17 apre il suo primo blog e a 20 lancia la sua prima azienda. Da allora non si è più fermato. Oggi affianca aziende, startup e professionisti come consulente e formatore sulle tematiche del digitale. In questa pagina trovi i suoi corsi Ninja Academy sui temi del libro. Twitter: @duplikey