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La Playlist del Professionista Digitale, Volume 3: Design

Il rientro dalle ferie, si sa, può essere (e spesso è) drammatico. Chilogrammi di pixel in forma di email, centinaia di messaggi in segreteria e decine di altre notifiche ci riempiono in pochi minuti la scrivania e la mente. Il mare o la montagna, diventano così solo un (dolce e quindi malinconico) ricordo.

Come fare, allora? Una delle ‘scialuppe di salvataggio’ è sempre la musica. Grazie a questa, infatti, riusciamo a staccare e a volare ancora per qualche secondo in quei paradisi perduti, dimenticando nello stesso momento i grattacapi quotidiani.

Anche in FrancoAngeli è così. E per fortuna che abbiamo le nostre Autrici e i nostri Autori! Sono loro che ci infondono la giusta energia, condividendo periodicamente con noi i loro gusti musicali che li accompagnano sul lavoro e nel quotidiano. Così, dopo il primo (dedicato alla Comunicazione) e il secondo (dedicato all’Innovazione), ecco il terzo volume della playlist che abbiamo pensato per tutti i lettori e le lettrici della Collana Professioni Digitali.

Questa volta, il tema è quello del Design. Ancora freschi della tavola rotonda digitale organizzata con Roberta Tassi (Autrice di Service Designer), Leandrò Agrò (Autore di IoT Designer), Simone Giomi (Co-Autore di UX Designer) e Alberto Maestri (Co-Autore di Customer Experience Design e Direttore della Collana) – che è possibile rivedere sul nostro canale YouTube – e coinvolgendo anche Giovanni Re (Co-Autore di Community Manager e grande esperto di design di community) abbiamo infatti sfruttato l’occasione per fare una domanda diretta ai nostri Autori.

Quale è la canzone che ascoltate maggiormente nel e per il vostro lavoro quotidiano?

Le risposte sono molto, molto interessanti. Buona playlist, buona musica!

Simone Giomi e Jacopo Pasquini (feat. Antonio Paolo): Colapesce – Totale

 “Per essere creativi nella comunicazione digitale bisogna sentirsi un po’ totali.”

Leandrò Agrò: AC/ DC – Thunderstruck

Ovviamente non c’è una sola canzone. Se ci fosse sarebbe forse – in base al mood – Thunderstruck degli AC/DC, magari in versione “classica”. Oppure”Hard Sun” di Eddie Vedder. E questo ci porta al fatto che molto spesso – in realtà – ascolto colonne sonore di film o videogiochi. Passo dal white noise delle navi di Star Trek, alla Brain Food playlist di Spotify. Dai classicissimi firmati da John Williams alle più recenti colonne sonore targate Netflix, come Stranger Things, Roswell, Westworld, Mr Robot, Luke Cage. Buone colonne sonore non necessariamente significa buona Serie o film, ma per me conta avere una successione di atmosfere coerenti. In questa mia fase californiana mi capita di ascoltare colonne sonore come quella del film su Steve Jobs o americanate come Swing Vote. Ma più di tutto, contano le colonne sonore rei videogiochi: Minecraft, Halo, Mass Effect o Zelda. Che è come sentirsi a casa. 

Roberta Tassi: Lee Perry – Woman’s Dub

Per me è fondamentale sprofondare in un ritmo ripetitivo, quasi ipnotico, e entrare in un’atmosfera che mi faccia ricordare i momenti in cui passavo meno tempo davanti al computer. Il punto di partenza per concentrami quando lavoro è quasi sempre musica Dub.  Da qui due varianti, per i momenti davvero difficili Brian Eno (ad esempio Kazakhstan) e per quelli in cui serve più energia M.I.A. (dovendo scegliere un brano Borders, o la più classica Paper Planes).

Giovanni Re: Genesis – Firth Of Fifth (Album)

L’amore sfrenato per gli anni 80 mi porta ad avere delle playlist con tutti gli artisti che hanno reso questo decennio mitico. Amo le composizioni complesse e articolate che prendono un tema e lo rielaborano proprio come faceva Bach nelle sue toccate e fughe o come succede nella recentissima musica elettronica. Non ho un brano specifico ma se devo proprio scegliere pescherei tra Pink Floyd e Genesis, in ogni caso un concept, un brano lungo, creativo e pieno di varianti su una base comune come Firth Of Fifth dei Genesis o Athom Earth Mother dei Pink Floyd.

 

Redazione FrancoAngeli Professioni Digitali
L'Autore
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