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Perché una storia va alimentata ogni giorno

In un’ottica di personal storytelling diventa essenziale appuntare quotidianamente ciò che facciamo, come lo facciamo e perché lo facciamo. Tutto ciò ha una doppia valenza:

  • ricordare a noi stessi ciò che di grande siamo in grado di fare ogni giorno;
  • condividere momenti della nostra storia con gli altri.

 
La storia non è un momento cristallizzato, ma un processo in continuo evolversi. Alcuni dicono che esiste solo ciò che si racconta. Forse non è proprio così assolutistica la cosa. Sicuramente ciò che viene raccontato esiste nel momento in cui c’è qualcuno ad ascoltarlo. Il personal storytelling necessità di continuità. È il cosiddetto flusso narrativo. Serve sia all’autore per prendere il “ritmo di scrittura” (parliamo di parole, ma vale anche per la fotografia o il video), sia al lettore per entrare in sintonia con quanto viene raccontato, entrare “dentro alla storia”. Ma non finisce qui. Strutturare il proprio racconto come se ogni giorno fosse il nuovo capitolo di questa narrazione aiuta alla realizzazione del progetto stesso.
Cosa significa questo? Non stiamo parlando di profezie che si autorealizzano, ma di una tecnica semplice quanto pragmatica.

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Da un lato, scrivere ogni giorno ciò che di buono ci è successo permette di spostare l’attenzione su qeullo che funziona; un aspetto non banale, dal momento che la maggior parte delle persone si lascia condizionare dagli accadimenti negativi: spesso basta che, nell’arco di una giornata, un evento su dieci sia andato storto perché questo assuma più rilievo delle altre nove cose positive successe… Dall’altro lato, raccontare quotidianamente la nostra storia ci porta a rivedere alcuni comportamenti negativi che, se perpetuati, saranno di ostacolo al raggiungimento di quanto ci interessa. Narrando la nostra storia tutti i giorni raccontiamo ciò che ci è accaduto, ciò che ci sta accadendo, ma pure ciò che vorremmo che ci accadesse.

Molti pensano alla narrazione come a un mero esercizio creativo, ma se facessimo 100 il suo valore totale, solo un terzo sarebbe riconducibile alla creatività. Un altro terzo dovrebbe essere assegnato alla disciplina, quella che ci permette di dare continuità al racconto e, infine, il terzo finale sarebbe riconducibile all’adozione di un metodo di lavoro. Tale suddivisione della narrazione, e nello specifico anche del lavoro di personal storytelling, spiega il perché di tanti abbandoni da parte di coloro che avevano iniziato un percorso di racconto personale. Non basta l’entusiasmo. Quello è condizione necessaria, soprattutto all’inizio, poi però bisogna intervenire come si dovrebbe intervenire per il raggiungimento di un qualunque traguardo: in primis la definizione di una strategia; poi la sua esecuzione; la verifica dei risultati; le rettifiche alle attività d’intervento; il controllo.

Tutto ciò spiega perché una persona si alzi alle 5 del mattino per scrivere o perché ritagli del suo tempo nell’arco della giornata per dedicarsi al personal storytelling. D’altra parte, cosa c’è di più straordinario di un racconto che si alimenta giorno dopo giorno?

 

Andrea Bettini
L'Autore
Andrea Bettini, autore di #PersonalStorytelling. Costruire narrazioni di Sé efficaci. Storytelling Specialist e Co-founder di Strategike. Accompagna le aziende nell'applicazione di processi narrativi alle loro diverse funzioni aziendali. Autore di format narrativi per differenti media ed ideatore del progetto cross-mediale "Il mecenate d'anime". È contributor per Che futuro! Lunario dell'Innovazione e Corriere Innovazione e curatore del blog "To Be Continued" dedicato al Corporate Storytelling su Nòva - Il Sole 24 Ore. Autore per i nostri tipi di Non siamo mica la Coca-Cola, ma abbiamo una bella storia da raccontare (2015).