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La pericolosa tentazione di confondere i Maker con i Designer

Con questo contributo di Stefano Schiavo comincia una serie di articoli dedicati al rapporto tra professioni digitali e design, a cura degli autori della collana e in vista della Milano Design Week (9-14 aprile 2019).

In #Maker. Cosa Cercano le Aziende dagli Artigiani Digitali, ho delineato una figura professionale che univa competenza tecnologica a visione di mercato. Ho suggerito agli appassionati di digital manufacturing di comprendere meglio il contesto di business in cui si trovavano immersi. Di capire le aziende del territorio e di inserirsi nelle loro sfide di mercato. Essere ponte, anche culturale, tra mondo dei Fab Lab e imprese.

Questo percorso che fa superare un atteggiamento troppo chiuso nella passione per la tecnologia rischia però di essere frainteso. E per questo è fondamentale che i maker facciano una visita alla Design Week di Milano.

I Maker alla Milano Design Week

Alla Design Week di Milano, i maker troveranno personaggi che tengono un iPhone in una mano e una Moleskine nell’altra. Troveranno strane sperimentazioni che assomigliano molto a quello che esce da un Fab Lab. Ma queste scoperte rischiano di essere fuorvianti. Se i designer che si danno appuntamento durante il Salone del Mobile fanno cose che sembrano uscite da un maker space, l’impressione dipende da una prospettiva viziata. Le tecnologie dei maker sono solo uno degli strumenti di un designer.

Marcello Pirovano è uno dei protagonisti di #Maker. È un designer. E quando progetta definisce problemi e traccia soluzioni. E magari a volte usa una stampante 3D. Che però è uno dei tanti strumenti. Tra questi, sta:

  • un approccio sistemico al problem solving
  • una cultura estetica profonda
  • una consapevolezza direi sociologica del contesto in cui si muove
  • una capacità di spostare il discorso a un secondo livello di lettura che supera la semplice denotazione per scoprire connotazioni insospettate tra materiali, tecnologie, visioni delle persone.

La scuola è quella di Stefano Maffei di cui ho recentemente visitato il Polifactory. Tutti gli elementi che ho descritto per Marcello si manifestavano in un maker space vissuto da designer.

Ho avuto occasione di ascoltare Clino Castelli parlare di Design. Tracciava una distinzione. Il mondo del business ha sviluppato nel tempo un approccio problem solving al mercato: sono emersi framework che integrano modelli snelli alla mentalità delle startup digitali. Hanno adottato una tradizionale visione di design che mette al centro l’empatia come base per costruire soluzioni. Si tratta di un’impostazione customer driven e si contrappone virtuosamente a quella technology driven che spesso connota i maker.

Ma il designer, quando gli economisti diventano empatici, cosa può fare?

Nelle parole di Castelli si esprime una affermazione di identità legata a metodo e visione. La limitatezza della condizione umana determina la produzione di prodotti che non durano. “Cascàmi” li definisce. E invece il designer può sviluppare prodotti dal carattere immanente. Prodotti che hanno senso e durata perché superano la dimensione speculativa di obiettivi a breve termine, come quelli che emergono seguendo pedissequamente i bisogni dei clienti.

Questo ruolo del designer ha qualcosa di titanico, eroico e donchisciottesco. Ma forse è quello che manca ai #maker.

Ho avuto la possibilità in questi mesi di dialogare con molti maker e trovo confermati i rischi che ho indagato scrivendo #Maker. Un’autoreferenzialità tecnologica che non crea valore, ma solo riempie spazi di un immaginario mediatico. I Fab Lab rischiano di confermarsi una moda passeggera se non imparano qualcosa dai designer. Invece di toccare, come nel loro caso, la cultura dello sviluppo di prodotti e servizi, devono scardinare le logiche tradizionali con cui le aziende si relazionano con la tecnologia. E possono fare un percorso simile.

Lo sviluppo di una professionalità legata al mondo aziendale deve integrare una consapevolezza del contesto manifatturiero con un capacità di far da ponte verso la tecnologia. Ma deve anche comprendere le attitudini e le visioni dei designer. Che non sono maker, ma che dialogano con gli strumenti dei maker. Fare un giro alla Design Week è così essenziale per poter comprendere questa differenza.

Stefano Schiavo
L'Autore
Stefano Schiavo. Autore di #Maker. Cosa cercano le aziende dagli artigiani digitali. Ha maturato nel tempo una forte esperienza come manager di importanti aziende nell’ambito manifatturiero e design ed è oggi protagonista di progetti che spaziano dal mondo maker a quello dell’innovazione nei business model di aziende e startup. Twitter: @stefanoschiavo