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Le immagini della Milano Design Week

Foto di Mauro Consilvio

Le immagini danno sempre del tu e non hanno note a piè pagina.

Le immagini plasmano il gusto.

Le immagini rendono visibile quanto immaginiamo.

Le immagini non sono solo file immateriali che appaiono sui device mobili, ma le troviamo anche negli spazi e negli allestimenti di ogni kermesse.

Insomma, come si fa a non parlare di visual journalism in occasione del Salone del Mobile di Milano, un evento che esporta il gusto made in Italy in tutto il mondo?

Ogni anno sono innumerevoli gli articoli scritti sulla Milano Design Week, e ciò è bene, ma a essere sinceri sono prevalentemente le immagini a diffondere le nuove tendenze del design e le atmosfere proposte da designer e aziende.

Pensate a tutti gli scatti effettuati da professionisti o curiosi, a come si propagano velocemente grazie all’hashtag giusto, nonché a quanto siano influenti nel divulgare un brand o un nuovo prodotto. Molti operatori del settore lo hanno capito e in occasione del Salone del Mobile di Milano investono in allestimenti fotogenici, pronti per essere immortalati e diffusi in Rete. Mentre fra i giornalisti quanti conoscono i principi del visual marketing e sono consapevoli che la scelta di un’immagine, rispetto a un’altra, può spostare l’interesse o il gusto dei consumatori?

Sicuramente i più hanno compreso questa potenzialità, ma tendono ancora a utilizzare l’immagine come semplice completamento del testo. Eppure nella nostra epoca, in cui molti guardano e pochi leggono, la forza della divulgazione, anche di tipo critico, si trova nell’immagine in sé. Insomma, scrollando le interfacce che appaiono sui device mobili, sono le raffigurazioni a colpire per dare origine alle opinioni.

A questo punto, allora, come si può essere più incisivi e critici, rispetto a un pubblico che fotografa e divulga affascinato da un’atmosfera e non dal contenuto progettuale di un prodotto?

Suggerisco di partire dall’elenco che ho scritto in apertura e iniziare a spuntarlo. Lo scopo? Creare immagini che sono esse stesse la notizia.

Decliniamolo in versione Salone del Mobile.

Le immagini non usano la cortesia del lei, sono sempre dirette e avvicinano chi guarda, coinvolgendolo. Bypassano ogni formalità e raggiungono nell’immediato una familiarità emotiva con quanto viene osservato. In fondo un oggetto di design e l’ambiente in cui è esposto hanno lo stesso obiettivo: catturare l’attenzione.

In questo caso allora è fondamentale conoscere un tale principio visivo per puntare i riflettori su quanto di un progetto si vuole mettere in luce. Ovvero, sì al coinvolgimento emotivo, ma solo per cogliere la vera essenza di un’atmosfera e mostrare al lettore, in questo caso l’osservatore, la profondità di quell’immagine resa tridimensionale da un designer.

Le immagini entrano a far parte di noi e, se sono di tipo parassita, superano il nostro senso critico, facendo gemmare un nuovo gusto. Tutto questo non è sbagliato, anzi per la kermesse milanese è lo scopo stesso del suo esistere. Però un bravo visual journalist ne conosce sfumature e tranelli visivi. Ovvero è in grado di individuare questa tipologia di immagini per utilizzarla a suo favore, senza però lasciarsi sopraffare dallo spettacolo e dal glamour del design. Insomma cerca quel taglio visivo in grado di seminare una nuova propensione verso inedite forme, colori, abbinamenti o interpretazioni dell’abitare contemporaneo. In altre parole usa le immagini parassita per diffondere quella che ritiene essere la nuova strada del gusto in chiave arredamento d’interni.

Foto di Mauro Consilvio

Quanto si vede fra le gli stand della fiera e le strade di Milano sono idee trasformate in immagini. E questo un visual journalist lo sa, ne è consapevole. Di conseguenza il suo indagare critico non è distratto da un allestimento più o meno riuscito, ma è attento alla cultura che vi sta a monte, al fine di mostrarla a chi lo segue in Rete. Il suo lavoro visuale pone quindi l’accento su questo aspetto della divulgazione, esaltando un dettaglio o le particolarità di un designer. Insomma è in grado di comprendere ogni immaginario progettuale e di trasporlo in pochi sintetici scatti, chiari e leggibili anche ai non addetti ai lavori.

In conclusione, unendo questi tre principi base in un una serie di immagini si può fare un buon lavoro di visual journalism, altrimenti il rischio è quello di essere uno dei tanti che gira per la città a fotografare “cose belle” o “attraenti” solo per se stesso. Ma questo non è per i giornalisti, poiché il loro scopo è capire, diffondere e, perché no, aumentare il senso critico di quanto viene mostrato o accade in occasione della Milano Design Week.

Ora vi lascio effettuare lo scatto perfetto per commentare il Salone del Mobile di Milano. Io ci sarò e seguirò, nel mio diffondere immagini, quanto ho appena esposto.

Paolo Schianchi
L'Autore
Paolo Schianchi. Autore di #VisualJournalist. L'immagine è la notizia. Riconosciuto fra i principali teorici del Visual Marketing e Visual Design, è Professore di Visual communication e interaction design e Creatività e problem solving presso l'Università IUSVE - Verona e Venezia. Dopo aver diretto alcune testate di architettura e design, ora dirige i contenuti editoriali del portale internazionale Floornature.com. Segue come gallery manager SpazioFMG per l'architettura contemporanea di Milano.