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Il maker, una figura a cavallo tra tecnologia e business

Maker: “solo” un nerd tecnologico?

La connotazione più diffusa del maker è senza dubbio quella di un nerd della tecnologia, con forti connessioni con un mondo antisistema che trae origine dalla cultura punk. In Italia questo racconto funziona poco.

I maker sono spesso chiamati Artigiani Digitali, il saper fare e il design non possono mancare nell’equilibrio con la tecnologia. Altrimenti il modello mal si adatta al contesto del nostro Paese. Per chi infatti affronta il tema dell’innovazione nelle strategie di sviluppo aziendale può sembrare strano che tanta enfasi sia riposta sulla sola tecnologia, un unico fattore all’interno di un approccio ben più complesso e articolato. Il cambiamento tecnologico che da solo determina una spinta alle aziende sembra tralasciare aspetti significativi che gli esperti di marketing, change management, organizzazione dei processi aziendali e altri professionisti ben conoscono.

Il rischio di una percezione negativa

Possiamo legare questa enfasi all’ondata di entusiasmo che accompagna il fenomeno maker. Mi ricorda le visioni positivistiche di altri secoli, fenomeni d’avanguardia di stile futurista e non si può non accorgersi di una contraddizione. Oggi parte del mondo si sente esclusa da una modernità incontrollata, in cui globalizzazione e tecnologia sono sentite come minacce e contro cui si combatte con il ricorso a protezionismi e frontiere. Dall’altra parte il mondo che riesce a cavalcare le nuove opportunità fornite dalla scienza e dalla tecnologia si propone in modo baldanzoso. I robot ruberanno il lavoro all’uomo? Allora lavoreremo meno e distribuiremo la ricchezza prodotta! La crescita mondiale mette a rischio gli equilibri naturali dell’ecosistema terrestre? La tecnologia stessa troverà la soluzione per crescere senza inquinare. I maker nascono da un sogno. Rivoluzionare il mondo con la tecnologia e distribuire la capacità di fare in tutto il pianeta. Non solo produrre i beni, ma produrre i propri mezzi di produzione dei beni. Non il pesce, non la canna da pesca, ma la possibilità di prodursi la propria canna da pesca, adatta alle proprie acque.

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I maker e il mondo aziendale

Cosa ha a che fare tutto questo con la professione maker? Molto. Queste premesse culturali del movimento maker hanno delle conseguenze nel rapporto con l’industria, che a volte sembra l’obiettivo da distruggere più che un partner con cui sviluppare l’innovazione. Nel nostro Paese, caratterizzato non da grandi multinazionali, ma da piccole imprese al confine tra l’impresa individuale e il laboratorio artigiano, questo approccio non può funzionare. Come spiego nel mio libro, i nostri maker devono vivere in sintonia con l’ecosistema industriale che di fatto è già una comunità di maker. Solo che manca loro la cultura aperta dei maker, la propensione alla condivisione e all’apertura, alla crescita per linee esterne, per collaborazioni e alleanze.


Una cultura aperta da portare in azienda

I nostri artigiani digitali devono avere un altro tipo di impostazione nel business. Sia che operino per se stessi, sia all’interno delle organizzazioni aziendali, devono essere i portatori di istanze di open innovation, di social business. Devono comunicare che l’innovazione tecnologica oggi può essere qualcosa di più della dotazione di asset produttivi più performanti, che può essere alla base del ripensamento del rapporto con il mercato delle aziende, dell’interazione tra utilizzatore e prodotto/servizio. Questo ruolo culturale non si svolge chiusi in eremi slegati dal contesto produttivo reale, ma dentro le fabbriche e gli uffici R&S. A contatto con gli operai e i tecnici, ma anche con i business developer e gli addetti al marketing. Un ruolo da inventare e che oggi non è sempre alla portata dei maker, ma in futuro dovrà esserlo.

 

Stefano Schiavo
L'Autore
Stefano Schiavo. Autore di #Maker. Cosa cercano le aziende dagli artigiani digitali. Ha maturato nel tempo una forte esperienza come manager di importanti aziende nell’ambito manifatturiero e design ed è oggi protagonista di progetti che spaziano dal mondo maker a quello dell’innovazione nei business model di aziende e startup. Twitter: @stefanoschiavo