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La Geografia dell’Innovazione Digitale: i Miti da sfatare (e un invito a Capo d’Orlando, in ottobre)

Quando si parla di digitale e innovazione – temi davvero cari al team FrancoAngeli e agli Autori / alle Autrici della Collana #ProfessioniDigitali – si immaginano spesso le solite, poche immagini stereotipate. Grattacieli, smart cities, spazi super cool di co-working in legno e pieni di piantine. Ti ritrovi in questo immaginario che ho appena descritto, vero? In altri termini, si tende a racchiudere geograficamente l’innovazione in poche metropoli che trasudano idee, stimolano il melting pot, finanziano il domani. Tutto il resto, sempre secondo la narrazione dell’innovazione (un tema su cui presto leggerai un contributo di grande valore proprio su questo blog… stay tuned 🙂 ), è noia.

Tra storie e realtà

Non un esperto di storie e di storytelling al pari di Francesco Gavatorta e Andrea Bettini, che ho coinvolto per scrivere il fortunatissimo #Personal Storytelling. E non lo sono nemmeno al pari di Diego Fontana, che infatti ha scritto il best seller #Digital Copywriter. Ma come analista e appassionato di customer experience, content marketing, gamification e future of work, ovvero del futuro dei brand, delle organizzazioni e delle persone, non posso fare a meno di osservare una netta discrepanza tra quello che i magazine e i giornalisti (o meglio, i blogger) ci raccontano e la realtà dei fatti. Una realtà che vede:

  • lo spopolamento delle sedi aziendali nelle grandi città, a favore di modalità lavorative nuove che sposano lo smart working e il remote working. Di recente, all’interno del format PeX, Pensieri Esponenziali, con il collega Ivan Ortenzi (Chief Evangelist del Gruppo Bip – Business Integration Partners e Autore del nuovissimo #Innovation Manager) e Alessandro Donadio, abbiamo parlato proprio del significato dell’essere dipendente, sottolineando come queste nuove modalità di lavoro abbiano un impatto forte anche sulla percezione psicologica che lo stesso ha verso il proprio ruolo e l’azienda.
  • D’altronde, le aziende che (ancora) investono in sedi e uffici nelle grandi città non sempre fanno un bene per il tessuto economico e sociale locale. Emblematico è stato ed è tutt’ora il caso della scelta di Amazon rispetto a dove aprire la seconda sede statunitense (nominata HQ2), che porterà non solo effetti collaterali positivi ma anche ingenti danni, come incrementi verticali dei prezzi delle case e del costo della vita – con un conseguente e paradossale spopolamento dei residenti. Uno spunto di lettura da Fast CompanyCities Are Killing The Future Of Work (And The American Dream).
  • Il “cambiamento di pelle” di molti professionisti, che scelgono di uscire dalle aziende per diventare freelancer e potere lavorare dove, quando, con chi desiderano, a favore di un nuovo bilanciamento tra lavoro e vita. A proposito, mi permetto di consigliarti un mio recente articolo dedicato alla Freelance Economy ormai alle porte. Negli USA, nei prossimi 10 anni, i freelancer supereranno i professionisti alle dipendenze. Non aggiungo altro…

  • Dopo il grande exploit degli anni scorsi, gli spazi di co-working se la passano ancora bene, ma non ancora benissimo. Ad agosto è stata pubblicata la notizia secondo cui un colosso come WeWork fatturerebbe sì tanto (ho provato a cercare il net worth del suo fondatore Adam Neumann e mi è venuto il mal di testa…), ma sarebbe anche pieno di debiti per via dei costi di avviamento dei vari spazi.

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L’innovazione non ha (più) spazi più o meno adeguati

Ecco la conclusione a cui sono giunto, pensando all’innovazione e agli spazi migliori o peggiori per generarla. D’altronde, essa non è altro che la risposta a un bisogno più o meno latente di un pubblico. Non è questione di processi creativi particolari, né dell’eureka con cui spesso ne viene codificato l’inizio.

L’innovazione, semplicemente, si fa. In un garage, in una cantina, in un grande spazio di coworking, in campagna, in città, sulle isole, nella foresta, in pianura.

Verrà a cadere il mito della città creativa – ricordi le analisi di Richard Florida di una decina di anni fa? – così come degli spazi di innovazione? Non lo so: quello che vedo, è che per adesso le carte in tavola sono tante e ben disordinate sul tavolo. Forse il paradigma tradizionale che ho descritto nelle prime righe dell’articolo poteva essere vero una volta, quando le aziende erano luoghi spaventosi e tutto, a parte il centro delle città – era tagliato fuori dai flussi delle idee e dalle dinamiche sociali.

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A proposito di spazi e di nuove geografie dell’innovazione: appuntamento a Capo d’Orlando?

La geografia – o meglio, la retorica della geografia – è stata proprio la reason why con cui la coraggiosa Anna Rachele Capolingua ha dato avvio alla pazza idea di Cavalieri Digitali.

Sto usando passaggi della sua sua email iniziale man mano, per comunicare l’evento e raccontarlo al meglio, proprio perché mi è rimasta impressa.

Purtroppo, […] in Sicilia […] Non ci sono eventi del calibro di quelli organizzati a Rimini, Modena, Bologna, Milano e Roma eppure, da qui, molti lavoratori e professionisti mettono da parte qualche soldo e partono per assistere a questi eventi. Non tutti, però, riescono ad aggiornarsi. E in un lavoro come il nostro, conoscere sempre le ultime dinamiche del web è fondamentale.
Per questo, ho deciso insieme ad un gruppo di pazzi che mi su(o)pportano di organizzarne uno qui, a Capo d’Orlando, circa la prima metà di ottobre. […].
Il tutto è ancora in divenire non sappiamo bene se riusciremo nel nostro intento, ma l’unica cosa di cui siamo certi è che abbiamo bisogno di interventi di altissima qualità per questo motivo stiamo cercando di verificare la disponibilità di relatori di richiamo nazionale.

Ecco, la sfida concreta alla retorica della geografia dell’innovazione che sotto sotto aspettavo! Una boccata di ossigeno, non potevo (e non potevamo, come Editore che mette a disposizione come sponsor il 15% di sconto su un libro a scelta ai partecipanti) rispondere se non positivamente. Il nome dell’evento, poi, è proprio azzeccato: non arriverò a cavallo (maledetto progresso…), ma certamente avrò modo di prendere diversi mezzi e vedere tante cose già in viaggio. La data – 12 e 13 ottobre – è perfetta per le ultime giornate calde e di sole, in una cornice pazzesca come Capo d’Orlando.

Sarà bello parlare dando il meglio e sentire “interventi di altissima qualità” da Influencer, Docenti Universitari, Professionisti, con davanti 100 appassionati da tutta Italia con cui interagire durante gli speech e a tavola. In barba a Milano, a Roma, a Torino.

Se vorrai e potrai, dunque, ci vedremo il 12 e 13 ottobre a Capo d’Orlando. Io parlerò della morte del Content Marketing, ma poco importa: l’importante è ri-mappare e creare la vera geografia dell’innovazione.

Alberto Maestri
L'Autore
Alberto Maestri Direttore della collana Professioni digitali. Laureato in Marketing e Strategia a Reggio Emilia e diplomato in Digital Marketing all'IDM di Londra, ha studiato e lavorato anche a Parigi. È stato uno dei 25 partecipanti worldwide al Weave The Future Project, organizzato dal Gruppo Marzotto, e ha fatto parte del team organizzativo del TEDx Reggio Emilia. Responsabile della sezione Tech di Ninja Marketing, lavora oggi come Senior Consultant in OpenKnowledge su progetti di customer engagement e innovazione. Docente per università e scuole di formazione innovativa, negli ultimi anni ha scritto centinaia di articoli cartacei (Harvard Business Review, L'Impresa, MarkUp) e online sul tema del social business e del digital marketing. Ha pubblicato come co-autore i manuali "Giochi da Prendere sul Serio" (FrancoAngeli, 2015), "Content Evolution" (FrancoAngeli, 2015), “Digital Content Marketing” (Anteprima Edizioni, ripubblicato nel 2015 da Il Sole 24 Ore) e un ebook, “Content Reloaded” (40k Unofficial, diffuso anche come contenuto digitale durante l’Internet Festival 2013). hello.albertomaestri[at]gmail.com - Twitter: @albertomaestri - I suoi articoli su questo blog