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Che differenza c’è tra lavoratori autonomi e Digital Entrepreneur?

Uno degli errori più comuni nel pensare alla figura del Digital Entrepreneur è confondere quest’ultimo con il lavoratore autonomo a partita IVA, percepito come “imprenditore di se stesso”.
Ciò si verifica soprattutto quando il lavoratore è un freelance, prima ancora che un consulente. Per quanto i due termini possano infatti essere considerati sinonimi entro certi limiti, spesso vengono adottati in modo differente: il freelance è infatti percepito di solito come colui che realizza un progetto o consegna un prodotto specifico al committente (ad esempio un sito Web), mentre per consulente – limitandone qui il riferimento ai lavoratori a partita IVA e non ai consulenti dipendenti di grandi aziende del settore – si intende spesso una figura che collabora con il management di un’azienda, per supportarlo nella realizzazione, validazione e ricerca di dati e materiali utili per specifici progetti aziendali. In quest’ultima accezione è dunque la componente strategica prima che quella operativa a prevalere.

Mentre però la distinzione tra freelance e consulenti nell’ambito dei lavoratori a partita IVA che operano nel digitale è più sfumata e consente di assimilare i due aspetti, è invece netta la distinzione tra imprenditori e lavoratori a partita IVA. Queste figure sono infatti profondamente differenti per diverse ragioni, che distinguono i due ruoli in modo inequivocabile.

 

  • Il Digital Entrepreneur è, per definizione, un imprenditore, cioè – come abbiamo visto più sopra – una persona che, a partire da un’idea di prodotto o servizio, si occupa di raccogliere i fondi necessari a portarne a compimento la realizzazione, a promuoverne l’adozione e guidare l’intero processo grazie al supporto e coordinamento di un team e all’impiego o sviluppo di strumenti utili a questa finalità.Il lavoratore autonomo può guidare dei progetti e coordinare delle risorse – finanziarie e umane – utili alle finalità del progetto stesso, può anche creare gli strumenti adatti a perseguirne l’obiettivo, ma lo fa per conto terzi. E per quanto si possa ritenere il proprio sviluppo professionale come lavoratore autonomo una forma di impresa, non lo è in senso stretto. Può diventarlo, naturalmente. Non sono pochi i casi di lavoratori a partita IVA che hanno gradualmente ampliato i propri servizi coinvolgendo altri collaboratori e arrivando a creare agenzie e piccole società di consulenza, ma in questo caso hanno appunto operato una transizione dallo status di lavoratori autonomi a quello di imprenditori.

 

  • Il lavoratore autonomo vende se stesso e le sue competenze, che mette al servizio del committente e dei suoi obiettivi, eseguendo i compiti richiesti nell’ambito del progetto per cui è stato contrattato. Il Digital Entrepreneur vende il proprio business e solo in parte se stesso. Certo, un imprenditore navigato, conosciuto e affidabile è esso stesso garanzia per eventuali investitori, quindi avrà maggiori possibilità di successo nel fundraising di un imprenditore che ha appena fondato una startup. Ma anche in questo caso la sua affidabilità sarà il risultato del suo passato imprenditoriale e della sua capacità di vendere il prodotto dell’azienda, frutto del lavoro di tutto il team. In sostanza, il Digital Entrepreneur vende il suo prodotto – inteso come sintesi di un lavoro collettivo e come oggetto in evoluzione – non solo se stesso.

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  • C’è poi da tenere in conto la modalità di sviluppo di un progetto: l’approccio del Digital Entrepreneur è iterativo. Un prodotto non è dato una volta e per sempre, anzi, in molti casi non solo evolve per fare evolvere l’azienda ma cambia per adattarsi al mercato e al proprio target e garantire competitività. O addirittura una parte del prodotto evolve autonomamente per diventare un ulteriore prodotto (quello che tecnicamente si definisce pivoting). Un lavoratore autonomo invece ha di solito un ruolo ben definito che ha come obiettivo lo svolgimento di un’attività specifica o lo sviluppo di un progetto completo, la cui consegna rappresenta in molti casi il termine dell’incarico stesso. Non è escluso che si possa continuare a lavorare sullo stesso progetto anche in seguito, riprendendone degli aspetti specifici o collaborando ad una sua possibile evoluzione, ma è la sede decisionale a fare la differenza: il lavoratore autonomo esegue per conto di terzi e anche quando adotta una posizione proattiva, la decisione finale sull’eseguibilità o meno spetta al suo committente. È comunque importante mettere in chiaro in questa sede che il Digital Entrepreneur non prende le sue decisioni da solo: lo fa tenendo conto della vision aziendale e degli obiettivi che vuole perseguire nel breve, medio e lungo termine, lo fa tenendo conto e consultando il proprio team (non necessariamente tutto ovviamente, man mano che crescono le dimensioni dell’azienda stessa) e rispettando anche gli obiettivi condivisi con altri stakeholder, finanziatori in primis. Nulla vieterebbe, d’altra parte, al Digital Entrepreneur di prendere da solo le sue decisioni imponendone poi la direzione al resto del team ma un’idea condivisa – nella sua nascita o almeno negli intenti – tende ad essere adottata (e quindi implementata) con maggiore dedizione rispetto ad un’idea difficilmente comprensibile e subita dal team stesso.

Il Digital Entrepreneur è responsabile, quindi, non solo dell’esecuzione delle proprie attività ma anche di quelle del proprio team e lo è davanti agli investitori, ai clienti e al team stesso.

Se infatti un leader ha tra le proprie capacità quella di delegare, deve anche avere la virtù di sapersi fare carico della responsabilità delle azioni del team. Il lavoratore autonomo è responsabile per se stesso e il suo operato può influenzare solo in parte quello di altre figure interne all’azienda committente o ricoprenti, a loro volta, ruoli di consulenza.

  • Il fattore di rischio è decisamente un altro elemento distintivo. Per il lavoratore autonomo è infatti rappresentato principalmente dall’assenza di progetti e dall’eventuale insolvenza o ritardo nel pagamento da parte dei committenti: riveste dunque un’importanza fondamentale garantirsi di avere progetti sufficienti per potersi assicurare il giusto approvvigionamento, con la conseguente necessità di ricercarne nuovi committenti o mantenere le relazioni in essere; al tempo stesso sarebbe consigliabile – per quanto non sempre fattibile, verificare solidità economica e affidabilità finanziaria dei committenti oltre a definire chiaramene e a priori le condizioni e i termini di pagamento per il servizio che si sta per rendere.
    Per il Digital Entrepreneur il concetto di rischio è invece differente: in primo luogo perché la sua attività consiste nel creare un’impresa intorno ad un prodotto o servizio che non c’è ancora (o non c’è nei termini pensati dall’imprenditore) e il cui gradimento è dunque solo ipotizzabile a priori, inoltre va da sé che non tutte le previsioni finanziarie – per quanto si possa progettare un business plan accurato – si realizzeranno necessariamente. Un lavoratore autonomo viene contrattato per l’esecuzione di un compito di cui si sente l’esigenza (o della cui esigenza il consulente è stato in grado di convincere il suo committente), mentre non c’è studio che possa garantire al 100% all’imprenditore che il suo prodotto o servizio sarà adottato e che manterrà comunque interesse nel tempo: il fattore di relativa imprevedibilità del mercato è quello che infatti, insieme ad altri, può condurre al fallimento dell’impresa.

 

Una startup è per definizione un’impresa ad alto rischio: lo sa l’imprenditore, lo sanno i finanziatori e lo sanno i membri del team. Fallire non significherebbe perdere il progetto di un committente, ma aver perso gli investimenti dei finanziatori (e anche il proprio in molti casi) e aver fatto perdere il lavoro al proprio team.

 

  • Infine, la remunerazione: il lavoratore autonomo viene pagato per il proprio progetto secondo cifre e modalità concordate con il committente, mentre per il Digital Entrepreneur la questione è differente. Ad un certo punto, chiaramente, il Digital Entrepreneur sarà retribuito per il proprio lavoro con uno stipendio ma la vera remunerazione a cui punta ogni fondatore (e anche gli investitori!) di startup è l’exit, e naturalmente la possibilità di raggiungerla con un’alta valutazione dell’azienda. Potrebbero volerci mesi o anni, ma è parte del gioco imprenditoriale.

 

Emanuela Zaccone
L'Autore
Emanuela Zaccone. Autrice di #DigitalEntrepreneur. Principi, pratiche e competenze per la propria startup. Co-founder e Marketing Manager di TOK.tv, il social network per gli appassionati di sport con quartier generale in Silicon Valley. Ha un’esperienza decennale in ambito social media strategy e analysis, oltre che imprenditoriale e di mentorship per diverse startup. Nel 2011 ha conseguito un dottorato di ricerca tra Bologna e Nottingham con una tesi dedicata al social media marketing e al second screen. Docente per aziende e università, scrive di tecnologia, social media e social TV per Digitalic, Wired e Nòva - Il Sole 24 Ore. Twitter: @zatomas