FinTech e Banking: cosa ci attende da qui al 2050? (Prima parte)

Oggi una persona nata nel 1998 ha vent’anni, magari sta studiando all’università, di sicuro non è mai entrata in una banca se non per accompagnare i propri genitori, vive in simbiosi con il proprio smartphone e immerso nei social. È un “millennial”. I suoi punti di riferimento sono altri rispetto ai nostri: da Uber a Airbnb a Enjoy, questo individuo compie i suoi passi da adulto nella sharing economy, vive dentro user experience completamente digitalizzate, mobile. Si fa fatica ad immaginare come possa mai diventare un normale individuo “bancarizzato”. Più il tempo passerà, più gli attori finanziari si troveranno ad aver a che fare con questo target, non si sfugge; mediamente nel 2040 i millennials avranno 45 anni e a loro volta saranno sostituiti nella fascia giovane dai digitali nativi, la Generazione Z, nati dopo il 2000, gente che non ha mai visto un Nokia, tanto per capirci. Una parte dei millennials già oggi lavora, comincia a mettere su famiglia, a produrre reddito e consumi.

Negli USA il 71% dei millennials dichiara che preferirebbe andare da un dentista piuttosto che ascoltare la propria banca e l’industria bancaria viene considerata quella a più alto rischio di disruption generazionale; il 70% pensa che i metodi di pagamento saranno totalmente diversi in futuro.

 

In Italia sono circa 13 milioni i millennials, iperconnessi, il 97% ha un profilo social, il 93% si connette da smartphone, sono sperimentatori che apprezzano le novità. Il 69% dichiara che se dovesse investire del denaro lo farebbe nell’attività di qualcuno che conosce o in un progetto in cui crede (fonte: Ricerca Demia-Assogestioni “I risparmiatori di domani”). Un terreno fertile per le piattaforme P2P più che per un’offerta bancaria tradizionale.

Che tipo di offerta bancaria andrà bene per loro? E per i nativi digitali? Non dimentichiamo una vecchia previsione di Bill Gates del 1994: “The world needs banking but it does not need banks”. I servizi bancari sono necessari, non le banche. E i millennials sembrano essere la prima generazione ad averlo capito. Una grande opportunità per chi parte da zero. Senza legacy.

Proprio per predisporre un’offerta mirata ai millennials e alle altre generazioni seguenti, sono già nate diverse FinTech focalizzate su questo target, con punti di riferimento nel mobile, nella sharing economy, nei modelli di crowd-advisory, nel P2P, e nei visual analytics, fi no al linguaggio naturale. Da Moven a Robinhood, da Betterment a Venmo le piattaforme che si stanno creando basano tutto sul social, sul mobile, sugli analytics, sul crowd-advisory, sulle interfacce tipiche del mondo dei player del social, della sharing economy e del mobile commerce.

 

È una rivoluzione rispetto alla user experience bancaria, forte, significativa, dove non si tratta solo di spostarsi da un canale fisico ad uno mobile, ma proprio di ridisegnare completamente l’utilizzo dei servizi finanziari sulla base dell’ecosistema e delle esperienze a cui sono abituati i millennials e i nativi digitali. La generazione Z vivrà il mondo delle transazioni in tempo reale. E con essa tutti noi.