In morte dello shopping mall

Mentre l’e-commerce americano continua la sua scalata nella quota delle vendite del commercio al dettaglio (8,5% del totale complessivo delle transazioni, con oltre 322 miliardi di dollari nel 2016), i centri commerciali made in USA, simbolo della Way of Life della middle americana, continuano a chiudere i battenti. Molti shopping mall sono in bancarotta e assomigliano sempre più a cattedrali ormai vuote nei sobborghi residenziali delle periferie delle grandi città metropolitane USA. Ma è tutta la grande distribuzione organizzata, dall’abbigliamento di lusso ai grandi magazzini, fino ai supermercati alimentari, che soffre il cambiamento negli stili di consumo dei nuovi consumatori digitali, everytime and everywhere shoppers che scelgono il canale distributivo secondo criteri di convenienza, efficienza, engagement.

In alcuni casi, l’afflusso di shoppers oltre oceano (russi, cinesi, francesi, italiani) restituisce un po’ di ossigeno alle casse vuote dei centri commerciali e dei flagship store dei grandi brand del commercio al dettaglio. Le chiusure preannunciate per il 2017 assomigliano però ad un bollettino di guerra, che vede i giganti dell’e-commerce portarsi a casa la vittoria in questa battaglia alla conquista del consumatore globale: JCPenney, la catena di grandi magazzini statunitensi chiuderà 138 dei suoi mille negozi. Macy’s, prevede una significativa riduzione dei punti vendita, 68 nell’anno in corso, e altri trenta nel 2018. Sempre nel 2017, Sears e Kmart chiuderanno 150 negozi. HHGregg, che vende elettronica di consumo, elettrodomestici e arredamento, chiuderà 88 negozi, mentre RadioShack è in Chapter 11, e chiuderà 552 store.

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